Dove oggi
si stende il ghiacciaio del Bernina, un tempo vi erano pascoli verdi,
e una malga appartenente a un uomo, ricco, avaro, e brutto. Così
brutto che i suoi compaesani lo avevano sopranominato Rospo.
Un giorno, si presentò alla porta dela malga un mendicante, affamato
e povero, che chiese un poco di cibo.
Rospo lo guardò con disprezzo, come soleva fare con suoi servi
e un pò con tutti i valligiani privi di ricchezza, e, fingendosi
munifico, ordinò sarcasticamente di lasciargli bere il latte che
si trovava nel truogolo del maiale.
Il servo, invece, mosso a compasssione per lo stato macilento e affamato
del mendicante, offrì del buon latte appena munto, versato ancora
caldo nella propria scodella.
Dopo essersi rifocillato, il mendicante si profferse in numerosi ringraziamenti.
Poi, “ascolta” disse”ti voglio dare ora un avvertimento.
Fuggi subito da questa malga, che da questo momento è maledetta.
Non attardarti neppure un attimo ancora”.
Non aveva finito di parlare, che già era scomparso nel buio della
notte, dileguandosi come un fantasma.
Il contadino,
spaventato da quell’avvertimento, senza attendere oltre si mise
a fuggire lontano dalla malga, correndo a rompicollo giù per i
sentieri e attraverso il bosco.
Quell’imbrunire
stesso, nubi tumultuose iniziarono ad addensarsi sulla malga, e su tutto
il pascolo iniziò ben presto a nevicare. Una nevicata fitta e fortissima,
come da quelle parti non si era mai vista, che durò tutta la notte.
L’indomani,
le prime luci dell’alba illuminarono un paesaggio bianchissimo,
immerso in una foschia spettrale. Non esisteva più la malga, e
dove prima erano prati verdi si stendeva ora una coltre di neve fresca.
Era nato il Bernina.
Si racconta
che lo spirito di Rospo, morto congelato nella malga sotto decine di metri
di neve, vagò da allora continuamente per il ghiacciaio, e che,
trasportata dal vento, si può sentire ancora oggi la sua voce che,
dalla profondità degli abissi, chiama continuamente la sua cagna
perché vada a scaldargli i piedi.