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IL
BASILISCO DI MEZZOCORONA

Sulle mura distrutte di Castel S. Gottardo, a Mezzocorona , poco lontano
da Trento, si notano ancora le tracce di un antico affresco, risalente
alla fine del secolo XV.
Narra questo affresco
che…
una
grotta sopra il castello, fu per sette anni dimora di un gallo, che un
giorno, dopo aver depositato un uovo di colore nero, morì.
Da quell’uovo uscì un basilisco.
Il basilisco, per chi non lo sapesse, è un serpente con ali di
pipstrello, coda di pesce e cresta rossa come quella di un gallo. Sputa
fuoco dagli occhi e dalla bocca, il suo alito inaridisce tutto ciò
che sfiora, e il suo sangue è un veleno potentissimo. Questo basilisco,
appena uscito dall'uovo, si mise a volare su e giù per il Trentino.
Così devasta la Val di Non. Incendia gli abitati, distrugge le
foreste, inaridisce per sempre le colture. Diventa un flagello inarginabile.
Un giorno il Conte Firmiano, valoroso e astuto guerriero, torna al castello
e, deciso a liberare le campagne da un simile flagello, si veste con un’armatura
di ferro, si arma di una lunga lancia, e va ad affrontare il basilisco
nella sua tana.
Si inerpica fra rupi e rovi. Raggiunge la grotta e depone all’entrata
una ciotola di latte e uno specchio. Poi si nasconde, in attesa.
Attratto dall’odore del latte, il basilisco esce; beve, poi alza
gli occhi, e, vedendo la propria immagine riflessa nello specchio, crede
sia quella di un altro basilisco. Lieto di avere finalmente compagnia,
gli fa festa.
Il conte Firmiano, che era in attesa di quel momento di distrazione, allora
salta fuori dal suo nascondiglio, e lo uccide conficcandogli la lancia
nel collo.
Poi, in segno d vittoria, solleva in alto sulla punta della lancia il
corpo inanimato del basilisco: ma il sangue che cola dalla ferita penetra
fra le maglie del guanto di ferro, arriva alla mano, e, in un istante,
il conte rimane carbonizzato.
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