
La
prima missione del Progetto “Ande del Nord: Uomo e Ambiente”,
progetto di ricerca geografica e cooperazione internazionale promosso
dall'associazione PERIGEO onlus, ha lavorato dal 10
giugno al 16 luglio 2009 nelle Ande del Nord, nelle province di Ayabaca
e Huancabamba, a oriente della città di Piura.
Hanno
partecipato alla missione: Mario Polia, antropologo, archeologo e direttore
scientifico della missione; Gianluca Frinchillucci direttore tecnico
del Progetto; Laura Bacalini; Valentina Francia; Chiara Maracci; Giorgio
Marinelli per la logistica e Pierfrancesco Intini per le ricerche subacquee;
Ottorino Tosti del G.S. SIAL per le prospezioni speleologiche,
e i ricercatori peruviani: Paolo Pastori, storico; Paolo Lopez, fotografo;
Lorena Zúñiga, archeologa; Dionisio Guerrero, guida andina.
Questa
regione, una delle più isolate dell'intero territorio peruviano,
complice il territorio impervio e l'attaccamento alla tradizione, è
riuscita a mantenere la cultura degli antenati e il proprio bagaglio
storico, difendendoli e facendoli sopravvivere prima alla violenza dei
conquistadores spagnoli, e poi all'occidentalizzazione.

Qui,
a circa 3500 metri di quota si trovano una serie di laghi, chiamati
Huaringas, cuore dello Sciamanesimo andino, che nelle tradizioni locali
vengono indicati come il luogo mitico dove ebbe origine il mondo.
In questo comprensorio sono state compiute prospezioni speleologiche
ed è stata esplorata, dietro richiesta della comunità
locale, la Cueva del Cerro Blanco, grotta abitata da una folta colonia
di pipistrelli, che da sempre aveva attirato la curiosità e l'interesse
dei locali.
Su questa grotta esisteva da sempre un alone di mistero e di interesse.
Si raccontava, infatti che, che verso la fine del 1800 un ricco
proprietario terriero, terrorizzato dal timore di venire depredato dai
briganti, avesse, in una grotta, nascosto tutte le ricchezze che possedeva.
I locali hanno sempre ritenuto che questa fosse la cavità del
tesoro, ma non avevano mai osato entrarvi per il forte che incutono
i pipistrelli. Si diceva anche che un ragazzo vi fosse coraggiosamente
entrato, facendosi luce con un fascio di sterpi, fosse avanzato per
una cinquantina di metri in una galleria scavata nella roccia (!) e
avesse intravisto una serie di gradini che scndevano nel buio, ma che
qui, spaventato dal volo dei pipistrelli e dal loro gridare, si fosse
fermato....
Altre
cavità non sono state viste, né segnalate dai locali.
E' possibile che in zona non ve ne siano, in quanto abbiamo appurato
come i locali hanno la perfetta conoscenza del territorio, ma questo
non si può naturalmente affermare in assoluto.
Bisogna considerare che tutta la zona, con imponenti rocche calcaree
e numerosi antri osservabili a vista, è vastissima e completamente
assente nel panorama delle ricerche speleologiche, e in questo settore
di ricerca si potrebbero verificare importanti scoperte, anche solo
visitando piccoli ripari sottoroccia dove potrebbe esservi stata una
frequentazione da parte di popolazioni precolombiane.


Tra
le scoperte più importanti realizzate nel corso di questa missione,
una laguna serrata fra scoscese montagne a piu’ di 3500 m s.l.m.
Qui, la scoperta di alcune incisioni ha inequivocabilmente dimostrata
la funzione sacra ricoperta nel passato, forse in epoca Inca.
Il lago è stato topografato e ne è stato effettuato il
rilievo batimetrico.
Gianluca Frinchillucci e Pierluigi Intini hanno poi effettuato prelievi
di limo dal fondale.

A ridosso delle montagne che circondano questo Lago sacro sono stati
rinvenuti i resti di un villaggio precolombiano. Si tratta, probabilmente,
della mitica 'città perduta' di Ciquate.
Secondo la leggenda, Ciquate, fiorente centro Incas, per difendere i
propri tesori e i propri abitanti dai consiquistadores spagnoli si inabissò
in un Lagro sacro, continuando a vivere protetta da ogni male e da ogni
contaminazione.
I
rinvenimenti archeologici effettuati sono di grande importanza per la
politica del territorio. Infatti nella provincia di Huancabamba si sta
effettuando una dura opposizione all'apertura di una miniera, che provocherebbe
forti danni all'ambiente e alla falda acquifera, unica risorsa idrica
per una enorme parte del territorio piurano.
La prova dell'esistenza di importanti resti archeologici e l'evidente,
quindi, importanza turistica e culturale della regione attiverebbe l'articolo
della costituzione peruviana che inpedisce l'apertura di miniere e di
centri industriali in siti di intersse archeologico e turistico.
In
subordine, durante la missione l'associazione Perigeo e il comune di
Huancabamba hanno stretto accordi per la cura, la gestione e l'ampliamento
del locale museo archeologico che contiene importanti testimonianze
della vita precolombiana nella regione, e un protocollo con la Defensa
Civil (corrispettivo della nostra Protezione Civile) che prevede una
collaborazione per la preparazione tecnica degli operatori, che verrà
svolta in occasione di future missioni tramite l'insegnamento delle
tecniche di movimento su corda tipiche della speleologia, che permetteranno
di svolgere in sicurezza operazioni di intervento e soccorso in caso
di calamità.
Non è da dimenticare che Huancabamba è chiamata 'la città
che cammina', trovandosi al centro di una grande faglia che sta sconvolgendo
l'intero abitato trascinando a valle, e distruggendo gradatamente, gran
parte delle abitazioni.

È
anche opportuno sottolineare la peculiarità del territorio in
cui si è svolta la missione.
E' questa l’unica zona del Perú dove esiste l’ecosistema
altoandino del páramo, esteso dalla latitudine di Piura fino
al Venezuela, che differisce dalla puna per la maggiore umidità
ambientale e le intense precipitazioni.
L'ecosistema della puna, molto simile alla steppa, ha il proprio regno
negli aridi altipiani della Cordigliera andina situati a circa 4.000
metri di altitudine, perlopiù disabitati a causa delle estreme
condizioni ambientali che rendono difficile la sopravvivenza. Ha una
vegetazione rada e bassa, con piante che resistono alle grandi escursioni
termiche e alle rigide condizioni climatiche.

Al
contrario, l'ecosistema del páramos possiede una vegetazione
ricca e una fauna peculiari, che comprendono piante medicinali, grande
varietà di uccelli, e specie in pericolo di estinzione come l’orso
dagli occhiali ed il tapiro di montagna.
I páramos, in associazione con le residue foreste pluviali di
alta montagna, rappresentano una fonte permanente di acqua dolce che
alimenta la falda acquifera e dà origine ai fiumi che rendono
possibile la vita e la pratica dell’agricoltura nella costa desertica.
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