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LE
GROTTE DI ISENGARD
da "IL SIGNORE DEGLI ANELLI"
di John Ronald Reuel Tolkien
...tu
pensi forse che sono meravigliosi, ma io ho veduto in questa contrada
una cosa ancor più stupenda, più bella di qualunque foresta
o radura: il mio cuore è ancora pieno del suo ricordo.
"Strano modo di comportarsi quello degli Uomini, Legolas!
Posseggono qui una delle meraviglie del Mondo Settentrionale e come ne
parlano? Chiamandole caverne! Caverne! Buchi ove rifugiarsi in tempo di
guerra, ove immagazzinare foraggio! Mio buon Legolas, sai che le caverne
del Fosso di Helm sono ampie e belle?
Vi sarebbe un interminabile pellegrinaggio di Nani per venirle a vedere,
se si conoscesse l'esistenza di simili meraviglie. Ah sì! Pagherebbero
in oro puro per poter dare appena un'occhiata!".
"Ed io pagherei in oro pur di non entrarvi", disse Legolas,
"e il doppio per uscirne se vi dovessi capitare!"
"Non le hai vedute, e perdono le tue parole scherzose", disse
Gimli "Ma parli come uno sciocco.
Pensi forse che siano belle le stanze ove dimora il tuo Re, nei colli
del Bosco Atro, e che i Nani aiutarono a costruire, molto tempo addietro?
Ma non sono che tuguri in confronto alle caverne che ho visto qui: saloni
interminabli pieni dell'eterna musica dell'acqua che gocciola in stagni
splendidi come Kheled-zaram al lume delle stelle.
"E, Legolas, quando le fiaccole sono accese e gli Uomini camminano
sui pavimenti sabbiosi sotto cupole echeggianti, ah! Legolas, allora gemme
e cristalli e filoni di minerali preziosi scintillano sulle pareti lucide;
e la luce risplende attraverso marmi ondulati simili a conchiglie, luminosi
come le vive mani di Dama Galadriel.

Vi
sono colonne di bianco, di zafferano e di rosa-alba, Legolas, plasmate
e modellate in forme di sogno; sorgono da pavimenti di mille colori per
avvinghiarsi agli scintllanti soffitti: ali, corde, tende fini e trasparenti
come nuvole ghiacciate; lance, bandiere, pinnacoli di palazzi pensili!
Laghi tranquilli riflettono la loro immagine; un mondo sfavillante si
affaccia dagli scuri stagni coperti di limpido vetro; città, che
la fantasia di Durin avrebbe difficilmente immaginato in sogno, si stendono
con viali e cortili circondati da colonnati, sino alle oscure nicchie
ove non penetra la luce. D'un tratto, clic!, cade una goccia
d'argento, e i cerchi increspati sul vetro fanno curvare e tremare ogn
torre come alghe e coralli in una grotta del mare. Poi giunge la sera:
le visioni sbiadiscono e scompaiono scintllando; le fiaccole passano in
un'altra stanza, in un altro sogno. C'è una camera dopo l'altra,
Legolas: un salone che dà su un altro salone, una scalinata su
un'altra scalinata, una cupola dopo l'altra, e mai i serpeggianti sentieri
interrompono la loro corsa verso il cuore della montagna.
Caverne! Le Caverne del Fosso di Helm! Felice il destino che mi condusse
sin lì! Piango ora di doverle lasciare".
"E allora per confortarti ti auguro la fortuna, Gimli", disse
l'Elfo, "di poter tornare sano e salvo dalla guerra e rivederle.
ma non raccontarlo a tutta la tua gente! Dalla tua descrizione sembra
che vi sia poco che si possa fare per abbellirle.
Forse gli Uomini di
questa regione si comportano da saggi parlando poco delle meraviglie che
posseggono: una famiglia di operosi Nani muniti di martello e scalpello
potrebbero guastare più di quanto essi non abbiano costruito".
"No, non capisci", disse Gimli. "Non vi è Nano che
rimarrebbe impassibile innanzi a tanta bellezza. Nessun discendente di
Durin scaverebbe quelle caverne per estrarne gemme e minerali, nemmeno
se vi fossero diamanti e oro in abbondanza. Abbatti tu, forse, boschetti
di alberi in fiore per raccogliere legna in primavera? Noi curerermmo
queste radure di pietra fiorita, non le trasformeremmo in miniere. Con
cautela e destrezza, un colpetto dopo l'altro, un'unica piccola scheggia
di roccia e nient'altro, forse, in tutta una giornata ansiosa: tale sarebbe
il nostro lavoro, e col passare degli anni apriremmo nuovi sentieri,
scopriremmo nuove stanze lontane e ancor buie che s'intravedono ora come
un vuoto dietro fessure nella roccia. E le luci, Legolas! Creeremmo luci,
lampade come quelle che risplendevano un tempo a Khazad-dum; e secondo
il nostro desiderio potremmo allontanare la notte che sommerge le caverne
da quando furono innalzati i colli, o lasciarla rientrare per cullare
il nostro riposo".
"Mi commuovi, Gimli!", disse Legolas. "Mai ti avevo sentito
parlare in queso modo. Rimpiango quasi di non aver veduto le caverne.
Suvvia! Facciamo un patto: se usciremo ambedue salvi dalle insidie che
ci attendono, faremo un viaggo insieme. Tu visiterai con me Fangorn, e
io verrò con te a vedere il Fosso di Helm".
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