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Glaciospeleologia


GROTTE NEI GHIACCIAI

Ovunque si trovano ghiacciai, si trovano mulini glaciali: in Patagonia, in Groenlandia, in Islanda, in Karakorum e in quasi tutti i ghiacciai che possiedono ampie porzioni pianeggianti scarsamente crepacciate e una pendenza non superiore al 5%.
Tutte condizioni, che, durante la stagione estiva, permettono ai ruscellamenti prodotti dalla fusione dello strato più superficiale di ghiaccio di raccogliersi in un complesso reticolo idrografico.

GHIACCIAIO DI MORTERATSCH
Ghiacciaio di Morteratsch - Gruppo del Bernina

Questi torrenti corrono senza trovare ostacoli di sorta, scavando nel ghiaccio vivo canali tortuosi, detti bedières, profondi, verso la fine di stagioni particolarmente calde, anche alcuni metri, fino a che, dopo percorsi lunghi a volte diverse centinaia di metri, spariscono improvvisamente dalla superficie, precipitando con fragorose cascate in pozzi dalle pareti perfettamente lisce e verticali.

Sono i 'mulini glaciali', termine coniato verso la fine del 1700 dalle guide di Chamonix, per associazione di questo fenomeno naturale con i torrenti che a valle venivano convogliati ad azionare i mulini delle case contadine (i cosiddetti mulini a ritrecine), muovendo una rudimentale pala ad asse verticale direttamente collegata alla macina.

Queste cavità in genere si aprono con un pozzo iniziale di 50/60 metri, e possiedono una particolare forma stellare quando vi confluiscono radialmente più corsi d'acqua.
Sul fondo di questo primo pozzo le acque si perdono in fessure impraticabili.
A volte, invece, l’esploratore ha accesso ad una forra lungo la quale avanza alternando salti a tratti orizzontali, fino a raggiungere, generalmente verso i 100/150 metri di profondità, un piccolo lago-sifone subglaciale.
Da qui in poi si dirama un reticolo di drenaggio sommerso, che si sviluppa nel cuore del ghiacciaio, senza mai raggiungere il fondo roccioso se non nel caso di ghiacciai di modesto spessore.
Tutte le acque inghiottite, riunite in un unico torrente sub-glaciale, rivedranno la luce più a valle, alla fronte del ghiacciaio, nel diretto contatto fra ghiaccio e roccia.

Nell’arco alpino i mulini più profondi li troviamo in Svizzera nei ghiacciaii del Gorner, dove si è raggiunta la profondità di –140 m. per anni rimasta la massima al mondo, e di Aletsch, dove la profondità media si aggira sui –70/-80.
In Italia nel ghiacciaio del Miage e nel Ghiacciaio dei Forni con la profondità media di 40/50 m.
In Francia, ne la Mèr de Glace si trova "Le Grand Moulin", che raggiunge i -100 m.

Nell’immensità dei ghiacciai groenlandesi, questi reticoli idrografici superficiali si diramano per lunghezze anche superiori ai 50 Km. raggiungendo portate dell’ordine di 30 e 50 m3 al secondo.
Le potenti masse d’acqua in caduta hanno permesso il formarsi, in questo angolo del Pianeta, delle attuali massime profondità al mondo di cavità in ghiaccio: -203 metri nella Groenlandia occidentale, e –163 nella Groenlandia orientale, nel ghiacciaio Knud Rasmussen, poco a sud del circolo polare artico.


'L'Hotel des Neuchateloises', base per le misurazioni effettuate nel periodo compreso fra il 1840e il 1845 da L.Agassiz sul ghiacciaio dell'Unteraar, nelle Alpi Svizzere

La glaciospeleologia è materia di studio abbastanza recente, anche se quanto avviene nelle masse glaciali per effetto del ruscellamento di superficie è stato affrontato in maniera scientifica dai due glaciologi Louis Agassiz e Joseph Forbes già dalla fine della prima metà dell'800.

Lo stesso Agassiz scese il primo mulino nel 1850, e Joseph Vallot nel 1897 scese ne La Mèr de Glace fino a raggiungere la profondità di -60m.
Ma, non esistendo a quel tempo né le tecniche né i materiali per penetrare sistematicamente all'interno dei mulini, e soprattutto per aver ben presto vista vanificata la speranza di riuscire a raggiungere tramite la loro discesa il letto roccioso su cui scorre il ghiacciaio, scopo primario delle ricerche, l'interesse per il fenomeno venne poco a poco abbandonato.

GHIACCIAIO DEL GORNER
2005 -Ghiacciaio del Gorner - discesa in mulino

Solo verso la prima metà degli anni '80 lo studio dei mulini glaciali viene riaffrontato, essendo stati forniti dalla Speleologia moderna materiali e tecniche adatte ad affrontare dall'interno lo studio dei flussi d'acqua profondi.

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