Il Gruppo Speleologico SIAL nasce a Genova nel settembre 1975 fondato da 26 esploratori che rappresentavano la speleologia ligure di punta.

La speleologia stava attraversando in quegli anni una radicale trasformazione, dovuta alla scoperta di nuovi materiali e di tecniche innovative che permettevano di raggiungere grandi profondità rendendo possibili esplorazioni fino a quel momento impensabili.

Nel contempo, le spinte innovative del ’68, che già in alpinismo avevano rotto gli schemi della tradizione e avevano portato al sorgere del "Nuovo Mattino" facevano breccia anche nella speleologia portando, all’interno di un ambiente saturo di archetipi e gerarchie di stampo militare, un radicale cambiamento in termini di costume e di rapporti personali.

Aperto ad ogni "cultura" positiva il SIAL fa subito propria la concezione, per quei tempi estremamente innovativa, di intendere l’esplorazione speleologica non più come una lotta condotta contro l’Abisso per riuscire a carpirgli la massima profondità possibile, ma come un’occasione utile ad accrescere il proprio bagaglio interiore in termini di adattamento e conoscenza di un ambiente naturale ogni volta unico ed irripetibile.
Così attira molteplici consensi e presto diviene il centro polarizzatore di tutta la speleologia operativa genovese.

 

SpeleoSial
Gruppo Speleologico Genovese

 

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A partire dalla fine degli anni novanta la speleologia ha subito un’ulteriore speciazione, trasformandosi, grazie a più sofisticate tecniche di progressione e di sicurezza che permettono a piccole squadre di tre-quattro uomini di raggiungere grandi profondità, da fenomeno di massa a fenomeno puramente élitario.

Il SIAL ha affrontato questa innovazione intendendosi non più come un'associazione ma come un 'team' molto ristretto caratterizzato da una ferma vocazione all’esplorazione.

Un'ulteriore evoluzione dovuta alla assidua frequentazione della montagna per ricercare nuove grotte ha portato i componenti del SIAL ad intendere la grotta come elemento 'componente' di un mondo più vasto, la montagna appunto, in cui svolgere numerose altre attività di conoscenza e coinvolgimento con gli elementi naturali più puri: le cascate di ghiaccio, il ghiaccio d'alta quota, lo sci invernale utile anche per ricercare cavità difficilmente individuabili in assenza di innevamento.

Questa visione completa dell'ambiente montagna ha fatto sì che oggi il SIAL possa, grazie al possesso di una poliedrica tecnica operativa e di una forte solidarietà fra i propri componenti, esplorare nelle maggiori aree carsiche ed in quella che è l’ultima e più avanzata frontiera della ricerca sotterranea: la speleologia glaciale.